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Costi aziendali: come controllarli per far crescere una PMI
I costi aziendali non sono solo “uscite”: sono scelte. Ogni euro speso racconta una priorità (persone, produzione, vendite, organizzazione) e, nel tempo, determina quanto un’azienda riesce a restare competitiva.
In questa guida vediamo: cosa sono i costi aziendali (e perché il controllo è una leva strategica), le principali tipologie, la differenza che conta davvero per una PMI (costo vs investimento). Infine, scopriremo come ridurre sprechi e costi operativi senza tagliare valore, anche grazie alla digitalizzazione dei processi HR.
Perché il controllo dei costi è una decisione strategica (non solo contabile)
Tra le principali strategie per la redditività di un’impresa e lo sviluppo del suo business, vi è la gestione e il controllo dei costi aziendali. In una PMI il controllo dei costi serve a decidere dove mettere energia, persone e budget per crescere con equilibrio.
Ogni realtà lavorativa, infatti, conosce entrate ed uscite, e per costi aziendali si intende proprio l’insieme di spese derivanti dallo svolgimento delle attività, dalla produzione del bene o del servizio offerto.
In questo senso, il costo può essere visto in un’ottica negativa, come elemento che provoca la diminuzione del profitto dell’azienda. Tuttavia, questa visione può essere controproducente: spesso i costi sono necessari proprio a migliorare la qualità della produttività aziendale, garantendo all’impresa maggiore successo.
Tenere sotto controllo i costi non significa “tagliare tutto”, ma prendere decisioni più consapevoli: capire cosa pesa davvero, cosa genera valore e dove si può intervenire senza compromettere il lavoro.
Tale consapevolezza emerge anche quando si conosce la struttura dei costi aziendali e si mettono in atto strategie per gestirli al meglio. L’obiettivo non è ridurre tutto: è migliorare il rapporto tra risorse impiegate e valore prodotto. Partiamo quindi con l’analisi e la definizione delle tipologie di costo.
Le principali tipologie di costi aziendali (e perché non sono mai fissi per davvero)
I costi aziendali non possono mai essere classificati in modo univoco ed universale per ogni azienda. Ogni modello di business ha le sue attività e le sue spese.
Generalmente però possiamo dividere i costi in due gruppi, secondo una classificazione di tipo finanziario e una di tipo produttivo.
Dal punto di vista finanziario i costi si dividono in due tipologie:
Costi fissi: si tratta di costi che non variano al variare del volume di produzione o del numero dei clienti. Sono costi che rimangono costanti nel tempo e non possono essere modificati nel breve periodo.
Esempi di costi fissi sono: affitto dell’ufficio, tasse e bollette, gestione, amministrazione o marketing.Costi variabili: si tratta di costi che mutano in funzione della produzione e della vendita. Sono costi che possono essere modificati nel breve periodo, con lo scopo di aumentare oppure ridurre la quantità della produzione.
Esempi di costi variabili riguardano: materie prime (il cui valore fluttua in base ai volumi di produzione e a fattori esterni), costi del personale legati a esigenze specifiche (erogazione di bonus, promozioni e nuove assunzioni), costi di distribuzione.
Tale distinzione non è mai statica. Nella realtà i costi fissi possono diventare variabili se cambia l’organizzazione (es. spazi , turnazione, lavoro ibrido) e i costi variabili possono diventare fissi se non monitorati.. È uno dei motivi per cui il controllo dei costi va fatto con continuità, non una volta sola.
Costi diretti e indiretti: quelli che vedi e quelli che ti sfuggono
Dal punto di vista produttivo, invece, i costi si dividono in due tipologie.
Costi diretti: riguardano i costi necessari alla produzione di beni o servizi. Sono costi che attengono direttamente al prodotto. Ad esempio, il costo delle risorse se impegnate nella produzione, il costo dei materiali, il costo per la formazione del personale e l’acquisizione di competenze volte a migliorare l’efficienza.
Costi indiretti: riguardano i costi che non hanno un legame immediato con la produzione, ma hanno un riferimento più generico. Sono tutte le spese sostenute per aumentare il numero di progetti e la redditività, come le spese di gestione, vendita e commercio dei prodotti.
Nelle PMI i costi indiretti sono spesso quelli più difficili da vedere “a colpo d’occhio”, ma possono incidere molto sul risultato finale se non vengono monitorati. Esempio tipico: la gestione manuale di presenze, turni di lavoro, giustificativi, documenti, note spese. Non la vedi come costo perché è “lavoro interno”, ma assorbe ore, aumenta errori e crea colli di bottiglia.
Infine, per comprendere al meglio cosa sono i costi aziendali, bisogna differenziarli dagli investimenti.
Costo o investimento? La domanda che cambia le scelte di una PMI
Costi e investimenti aziendali possono essere percepiti come sinonimi, ma non è proprio così. La distinzione più utile per decidere non è solo contabile: è manageriale.
Un costo è qualsiasi bene, servizio o persona che ha un’utilità finita nel tempo.
Un investimento è qualsiasi bene, servizio o persona che ha un’utilità ripetuta nel tempo: riduce attriti, abilita scalabilità, migliora monitoraggio e qualità.
Per una PMI, strumenti e processi che riducono errori ricorrenti, velocizzano approvazioni, rendono i dati disponibili e confrontabili e abbassano il tempo speso in attività ripetitive, tendono ad assomigliare più a investimenti che a costi, perché liberano capacità operativa (e quindi margine).
Un esempio di investimento è adottare un software HR come Fluida, che ti permette di gestire tutte le pratiche burocratiche aziendali in modo semplice e digitale, risparmiando tempo e denaro legato ai costi aziendali. Scopriamo come.
I costi nascosti che frenano la crescita di una PMI
Oltre ai costi “visibili”, in azienda esistono spesso costi nascosti che pesano senza essere immediatamente tracciati. Sono legati, ad esempio, a errori manuali, attività ripetitive, gestione frammentata delle informazioni e tempo perso in passaggi burocratici.
In pratica, quando processi e dati non sono centralizzati, si rischia di spendere più risorse di quanto si pensi: ore di lavoro dedicate a controlli, correzioni, ricerca di documenti o ricostruzione di informazioni. Ridurre questi sprechi è spesso più sostenibile che tagliare costi “utili” alla produttività.
Come ridurre i costi operativi senza tagliare valore grazie a Fluida
Per ridurre i costi senza indebolire l’azienda, il focus non è “tagliare”: è togliere attrito. La digitalizzazione funziona quando:
centralizza informazioni e flussi,
riduce passaggi manuali,
rende i dati disponibili in tempo reale,
crea tracciabilità.
In quest’ottica, una piattaforma HR mobile-first come Fluida è la soluzione fa per te, perché può intervenire su diverse aree.Le molteplici funzionalità di Fluida sono pensate per impiegare meno tempo e risorse.
Gestione presenze e Pianificazione turni ti consentono di abbattere difficoltà legate all’organizzazione dell’operatività e ridurre i costi legati a un team che si occupa solo di tale mansione. Fluida ti offre un calendario digitale dove poter visualizzare con un solo clic chi è operativo, e dove ogni dipendente può esprimere esigenze, richieste e preferenze.
Timbratura smart è un sistema di rilevazione presenze innovativo, facile e veloce da usare. Aiuta la tua azienda a risparmiare tempo e costi dovuti alla manutenzione di altri dispositivi di timbratura soggetti a pericoli e malfunzionamenti.
Documenti ti permette di evitare denaro legato alla carta stampata e agli spazi di archiviazione, conservando tutti i documenti direttamente sul dispositivo elettronico, con massima sicurezza e rispetto della privacy.
Rendicontazione delle attività ti permette di monitorare il tempo dedicato alle commesse e anche il loro profitto, dandoti così la possibilità di invertire la rotta verso l’efficienza.
Ma non è tutto: altre funzionalità aiuteranno la tua azienda a funzionare al meglio!
Gestione costi aziendali: domande frequenti
Quali sono i principali costi aziendali da monitorare in una PMI?
Dipende dal settore, ma in genere conviene monitorare sia costi fissi (affitto, bollette, tasse, gestione) sia costi variabili (personale, materie prime, distribuzione). A questi si aggiungono i costi indiretti, spesso meno visibili, come quelli legati a gestione, vendita e organizzazione interna.
Qual è la differenza tra costi fissi e costi variabili?
I costi fissi non variano al variare del volume di produzione o del numero dei clienti e tendono a rimanere costanti nel tempo. I costi variabili cambiano in funzione della produzione e della vendita e possono essere modificati nel breve periodo.
Perché il controllo dei costi è importante per la crescita aziendale?
Perché aiuta a capire dove l’azienda spende risorse e come queste spese impattano sul profitto, migliorando quindi la qualità delle decisioni.Inoltre permette di allocare meglio budget e tempo su attività che migliorano produttività e qualità del servizio.
Come individuare i costi nascosti in azienda?
Un modo efficace è osservare dove si perde tempo: attività manuali ripetitive, correzioni di errori, ricerca di documenti, passaggi non standardizzati. Spesso sono costi “invisibili” perché non compaiono come voce di bilancio, ma consumano ore e attenzione.
Digitalizzare i processi aiuta davvero a ridurre i costi aziendali?
Sì, perché riduce errori manuali, duplicazioni e tempi morti legati a burocrazia e gestione frammentata. Strumenti digitali possono migliorare organizzazione, tracciabilità e coordinamento, con un impatto positivo sull’efficienza operativa.
Un software HR è un costo o un investimento?
Dipende dall’utilità nel tempo: un costo ha un’utilità finita, un investimento ha un utilità ripetuta. Un software HR come Fluida aiuta a risparmiare tempo e risorse nel lungo periodo, semplificando processi e riducendo sprechi.
13 feb 2026
L'Employer Branding è diventato negli ultimi anni un aspetto sempre più rilevante per le aziende di qualunque settore e dimensione. Grazie alla crescente richiesta di talenti qualificati è iniziata la corsa delle aziende per distinguersi come datori di lavoro “attrattivi” per riuscire ad attirare e trattenere i migliori candidati.
Ma come fare per creare una reputazione aziendale chiara e distintiva? Scopriamolo insieme.
Perché investire nell’Employer Branding?
È ormai un dato di fatto, il modo in cui le aziende vengono percepite come datori di lavoro ha un impatto significativo sulla capacità di attirare e trattenere talenti. Parlando in termini di percentuali, da un sondaggio condotto da LinkedIn già nel 2019, si è riscontrato che ben il 75% dei professionisti intervistati riteneva l'immagine dell'azienda fondamentale nella scelta delle opportunità lavorative a cui candidarsi.
Un rapporto del 2021 di Glassdoor ha invece rivelato che il 77% dei dipendenti intervistati sarebbe disposto ad accettare un lavoro anche con un salario più basso se l'azienda gode di una reputazione positiva come datore di lavoro. Un dato molto importante che definisce chiaramente quali siano le priorità del dipendente sul posto di lavoro. Non a caso la reputazione dell'azienda come datore di lavoro può influenzare positivamente anche la fedeltà dei dipendenti.
Investire nella creazione di un'immagine di marca forte come datore di lavoro può offrire numerosi vantaggi alle aziende, tra cui:
Aumento dell’interesse da parte dei nuovi talenti:
creando una reputazione aziendale positiva come datore di lavoro, le aziende possono diventare un faro nel mondo delle risorse umane e di conseguenza attrarre i migliori talenti del mercato.
Ottenere la fiducia e la fedeltà dei dipendenti:
le aziende non hanno solo la necessità di attrarre nuovi talenti. Diventa fondamentale dopo l’assunzione creare i presupposti affinché i dipendenti si sentano pienamente appagati sul posto di lavoro. Un'immagine positiva come datore di lavoro può aumentare la soddisfazione dei dipendenti, la motivazione e la fedeltà all'azienda.
Riduzione costi di reclutamento:
è di facile deduzione che le aziende con una buona reputazione come datore di lavoro riscontrino una sensibile riduzione dei costi di reclutamento, poiché hanno maggiori probabilità di ricevere candidature di alta qualità e di trattenere i dipendenti.
Maggiore produttività dei dipendenti:
la soddisfazione dei dipendenti, come abbiamo già detto, è di fondamentale importanza per ogni azienda. Lavorare per costruire una buona immagine anche verso l’interno, aiuta non solo a rendere più appagante l’esperienza lavorativa del dipendente, ma anche a ridurre il ricambio e aumentare la produttività. Sembra superfluo dirlo, ma un dipendente felice lavora con più efficienza.
Come migliorare la reputazione dell’azienda
L’Employer Branding consiste nell’identificare alcuni fattori che definiscono l’azienda e ne determinano la personalità, un po’ come per le persone. Per creare un'immagine positiva come datore di lavoro è quindi importante definire la propria identità e riuscire a comunicarla in modo chiaro, coinvolgendo in primis i dipendenti. Ad esempio, oltre ad offrire un'esperienza positiva al candidato, è importante investire nella formazione e sviluppo dei dipendenti.
I punti fondamentali per creare un Employer Branding efficace sono:
Definire una chiara identità aziendale
Per poter creare una forte reputazione come datore di lavoro, le aziende devono necessariamente avere una chiara identità aziendale. Questo significa avere dei valori ben definiti come vision, mission e le norme sui comportamenti.
Comunicare la cultura aziendale
L'identità aziendale deve essere comunicata correttamente al mondo esterno, attraverso una strategia mirata e distintiva, in modo da attrarre potenziali candidati. Questo è un passaggio fondamentale poiché la reputazione creata dall’azienda è il miglior biglietto da visita per i nuovi talenti, quindi deve essere comunicata efficacemente attraverso siti web aziendali, social media, pubblicità e altre forme di marketing.
Offrire un'esperienza positiva
Le aziende devono prendersi cura dei candidati durante tutto il processo di selezione. Cercando sempre di essere trasparenti sui tempi di risposta, dare riscontri dettagliati e fornire un'esperienza generale positiva.
Investire nella formazione e nello sviluppo dei dipendenti
La formazione garantisce ai dipendenti un’opportunità di crescita professionale e di successo a lungo termine. Le aziende che investono nella formazione dimostrano di prendersi cura dei loro dipendenti, creando una cultura aziendale positiva e migliorando la reputazione.
Da questi quattro punti possiamo quindi trarre alcune informazioni importanti, ad esempio che i dipendenti sono spesso i migliori ambasciatori dell'immagine dell'azienda. Coinvolgerli nella creazione di un'immagine positiva come datore di lavoro è quindi una scelta importante per determinare una reputazione solida. I dipendenti possono partecipare a eventi di recruiting, come fiere del lavoro e conferenze di settore. In pratica, rendendoli partecipi della vita dell’azienda, possono diventare i migliori veicoli per diffondere la cultura aziendale.
Employer Branding e l’esperienza dei candidati in fase di recruiting
Il fattore fondamentale dell’Employer Branding è sicuramente l'esperienza del candidato durante il processo di reclutamento. Offrire un'esperienza positiva, trasparente e professionale ai talenti che si vorrebbe reclutare, può aiutare a creare un'immagine di marca positiva come datore di lavoro.
La prima impressione conta molto, quindi è importante che il processo di recruiting sia trasparente e ben organizzato. I candidati dovrebbero avere sempre un'idea chiara di ciò che ci si aspetta da loro e di come verrà gestito tutto il processo di selezione. L'azienda dovrebbe fornire informazioni complete e accurate sui requisiti del lavoro e sui benefit offerti.
Durante il processo di recruiting deve essere messa in risalto la cultura aziendale e dare largo spazio alle concrete opportunità di sviluppo professionale. Ciò può essere fatto attraverso la comunicazione con i candidati, non solo durante il processo di selezione, ma anche invitandoli a partecipare ad eventi aziendali in cui alcuni dipendenti potrebbero presentare le loro storie di successo.
Parlando in termini più generali invece l’azienda dovrebbe offrire un'esperienza di selezione positiva e accogliente. Il compito delle risorse umane sarà quindi quello di adoperarsi per fare in modo che i candidati vengano accolti in modo professionale e allo stesso tempo amichevole, e soprattutto senza discriminazioni.
Il riscontro è un altro aspetto fondamentale dell'esperienza di recruiting. Ogni azienda dovrebbe sempre fornire una risposta completa e accurata ai candidati, anche a quelli che non vengono selezionati per la mansione. Questa accortezza dimostra rispetto e considerazione per il tempo e l'impegno che i candidati hanno dedicato al processo di recruiting.
In sintesi, l'esperienza che un candidato vive durante il processo di recruiting può influire sulla reputazione dell'azienda. Un processo di recruiting ben strutturato, positivo e accogliente può migliorare l'Employer Branding e attrarre i migliori talenti del settore.
La formazione dei dipendenti aiuta a migliorare la reputazione dell’azienda
La migliore attrattiva per un talento che deve scegliere l’azienda in cui lavorare è la promessa che una volta assunto avrà l’opportunità di crescere e formarsi, acquisendo nuove competenze e di conseguenza crescere professionalmente.
Per l’azienda investire nella formazione e nello sviluppo dei dipendenti ha un duplice risultato, ovvero migliorare la reputazione dell'azienda come datore di lavoro e, fattore fondamentale, aumentare la soddisfazione e la motivazione dei dipendenti.
Attuare programmi specifici di sviluppo e formazione per tutti i dipendenti, è diventata ormai una politica consolidata alla quale le aziende non possono più sottrarsi. Non solo perché il costante aggiornamento aumenta l’efficienza, ma anche perché in un momento in cui l’offerta è alta e le opportunità del mercato sono molteplici, le aziende che offrono più opportunità di crescita professionale saranno avvantaggiate nella ricerca del personale.
Non solo formazione, ma anche condivisione
La formazione ha sicuramente una rilevanza fondamentale nell’Employer Branding, ma per far sentire il dipendente veramente partecipe della vita aziendale, è importante condividere i risultati con i dipendenti, e con potenziali candidati.
Ciò significa fornire informazioni trasparenti su risultati finanziari, crescita aziendale, premi e riconoscimenti. Mostrare i successi ottenuti è il modo migliore per trasmettere un senso di orgoglio e appartenenza ai dipendenti.
Employer Branding, attenzione alle recensioni online
Uno dei problemi da affrontare per le aziende è quello della reputazione online. Sono ormai molteplici i canali dove è possibile lasciare una recensione dell’azienda, fra i più famosi troviamo Trustpilot, Capterra e Google My Business.
La reputazione online può influenzare significativamente la percezione dell'azienda come datore di lavoro, per questo è importante monitorare costantemente ogni recensione e rispondere prontamente, ringraziando per quelle positive e offrire sostegno e ascolto a chi invece lascia un commento negativo.
Come avrai potuto notare, i vantaggi dell’Employer Branding sono molti, e tutti in qualche modo conducono a creare un ambiente di lavoro positivo e inclusivo. Le aziende che si concentrano sull'Employer Branding tendono a mettere in primo piano i valori e la cultura aziendale, il che può aiutare a creare un ambiente di lavoro più armonioso e collaborativo, che promuove la diversità e l'inclusione sul luogo di lavoro, un aspetto sempre più importante per le aziende di oggi.
Infine, vale la pena sottolineare che l'Employer Branding non è una necessità solo per le grandi aziende, anche le piccole e medie imprese possono trarne vantaggio. Pur non avendo le risorse finanziarie e umane delle grandi aziende, le PMI possono comunque lavorare per creare un'immagine distintiva come datore di lavoro concentrandosi sui valori e la cultura aziendale, coinvolgendo i dipendenti e fornendo un'esperienza positiva.
6 set 2023
Il bonus benzina è un benefit aziendale per i dipendenti del settore privato. In questo periodo risulta particolarmente necessario. Come funziona?
In questo articolo risponderemo alle principali domande riguardanti il bonus carburante 2022, analizzando di cosa si tratta, chi ne ha diritto, come richiederlo e quali sono i suoi vantaggi.
Cos’è e a chi spetta il bonus benzina?
Il bonus benzina, anche detto bonus carburante, è un benefit aziendale inserito tra le misure fiscali del Decreto Legge 21/2022, volto a contrastare gli effetti economici ed umanitari della crisi ucraina, tra cui un notevole rincaro del costo del carburante.
Il contributo può essere elargito sottoforma di buono, oppure può rientrare tra i fringe benefit del welfare aziendale, vale a dire, tra i sussidi previsti dall’azienda per garantire il benessere dell’impresa e la sua comunità.
Rientrando tra i fringe benefit, bisogna ricordare che l’importo si aggiunge alla soglia massima esentasse, erogabile come incentivo per i dipendenti, che quest’anno ammonta a 600 € fronte ai 258,23 € degli scorsi anni.
I destinatari del bonus carburante sono:
impiegati di aziende private,
impiegati di studi professionali,
impiegati del terzo settore che svolgono attività non commerciali, come organizzazioni culturali, sociali, o di volontariato.
Non rientrano tra i beneficiari, invece, gli impiegati del settore pubblico, tirocinanti, collaboratori, lavoratori autonomi/occasionali.
Vediamo ora come richiedere questo benefit aziendale.
Come ottenere il bonus benzina?
Il bonus benzina non è erogato dallo Stato, bensì dalle aziende che decidono di aderire, in maniera volontaria, al provvedimento. Ottenerlo dipende esclusivamente dalla scelta dell’azienda.
I dipendenti, quindi, non devono presentare alcuna domanda all'INPS, o ad istituzioni simili. Saranno i datori di lavoro a comunicare la possibilità di ricevere il bonus, il quale potrà essere rilasciato fino al 12 gennaio 2023, e usufruito entro la data di scadenza.
I datori possono inoltre scegliere:
l’ammontare del contributo. La quota massima è di 200 €, ma il sussidio può essere anche inferiore. Questa scelta dipende dalle esigenze aziendali e da quelle del dipendente, in base anche ai km che deve percorrere per raggiungere la sede di lavoro.
I beneficiari del contributo. Il datore può stabilire di erogare il bonus solo ad una parte dei propri dipendenti, tenendo conto le effettive necessità. Ad esempio, coloro che lavorano in modalità smartworking potrebbero essere esclusi dalla scelta.
Altri aspetti da prendere in esame in fase di valutazione, sono i vantaggi di tale benefit e/o ulteriori considerazioni. Analizziamoli insieme!
Bonus benzina: vantaggi e considerazioni
Il bonus carburante costituisce un grande vantaggio sia per i datori che per i dipendenti.
Per quanto riguarda i datori, il bonus è accorpato ai costi aziendali, e rientra tra gli oneri deducibili dal reddito d’impresa. Il sussidio è in grado di aumentare il benessere della propria comunità lavorativa, e in questo modo è sostenuta indirettamente l’intera produttività.
Per ciò che concerne i dipendenti, per richiedere il bonus non ci sono requisiti ISEE, non si devono compilare copiosi moduli di richiesta, e soprattutto questo non influisce sulla formazione del reddito personale.
Per una valutazione complessiva del bonus, vi sono poi alcune considerazioni da dover fare:
È indispensabile incentivare la sostenibilità ambientale
In concomitanza, o in alternativa al bonus, è necessario sensibilizzare i dipendenti ad un uso consapevole e moderato dei mezzi di trasporto inquinanti, come l’automobile.
È possibile introdurre modalità di lavoro ibrido
La modalità ibrida con alcuni giorni di lavoro in sede, ed altri da remoto, può costituire una riduzione generale dei costi, non solo quelli relativi al carburante.
Insomma, è chiaro che il bonus benzina è uno strumento prezioso. Stai pensando di aderire al provvedimento e inserirlo nei fringe benefit della tua azienda? Ti presentiamo la WelfareCard di Fluida Europe.
L’aiuto di Fluida Europe
Vuoi elargire in modo semplice e veloce benefit aziendali al tuo personale? Fluida è la soluzione che fa per te. Tra i molteplici servizi della piattaforma, ritroverai la Fluida WelfareCard.
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8 mag 2023
Il welfare aziendale è un insieme di benefit che permettono di aumentare il benessere, e supportare l’economia dei propri dipendenti. Come funziona?
In questo articolo sarà chiarito cosa si intende per welfare aziendale, individuando i suoi beneficiari e le principali novità per l’anno fiscale 2022.
Cos’è il welfare aziendale e che vantaggi ha?
Con welfare aziendale, o benessere aziendale, si intende l’insieme di beni, servizi, o altre iniziative, che l’azienda concede singolarmente ai propri dipendenti.
In gergo tale insieme è chiamato fringe benefit, e il suo scopo è quello di migliorare l’esperienza lavorativa e la qualità della vita degli impiegati.
Tra i benefit materiali più comuni rientrano:
ticket per la spesa o lo shopping;
accesso alla mensa aziendale;
assicurazione medico-sanitaria;
assistenza ai familiari;
abbonamento per il trasporto pubblico
buoni per sport, benessere, viaggi, cultura e tempo libero;
supporti fiscali per i mutui.
bonus benzina (una novità 2022 per supportare il recente rincaro del costo carburante)
Ogni impresa deve pensare di sviluppare un buon progetto di welfare nella propria strategia. Si tratta, infatti, di uno strumento prezioso sia per l’azienda che per i dipendenti.
- Dal punto di vista aziendale, infatti, le misure welfare aiutano a:
1. Trattenere liquidità, contenendo il costo del lavoro dei singoli dipendenti ed il loro reddito;
2. Migliorare la motivazione e la soddisfazione del personale, rafforzando la relazione con l’azienda;
3. Accrescere la produttività ed attirare nuovi talenti.
4. Elargire riconoscimenti che saranno deducibili dal reddito d’impresa.
-Dal punto di vista degli impiegati, le iniziative di benessere permettono di:
1. Avere numerosi benefici fiscali;
2. Aumentare il proprio potere d’acquisto e in generale la qualità della vita privata.
Alla luce del periodo di crisi determinato dallo scenario politico-economico-sanitario, i fringe benefit suscitano la curiosità e il desiderio di tutti i lavoratori. Ma chi ne ha diritto?
Welfare aziendale: a chi spetta
Le iniziative di un programma welfare creato da un’azienda, spettano ai lavoratori dipendenti facenti parte dell’organico.
I beneficiari sono individuati in base alle generalità o alle categorie a cui appartengono, tenendo in considerazione l’inquadramento, il livello contrattuale, la sede di lavoro, il loro reddito, se sono dipendenti con figli o meno.
Alcuni benefit possono essere fruiti dagli stessi dipendenti, altri invece dai loro familiari, tra cui:
coniuge;
figli sia legittimi che illegittimi, naturali ed adottivi;
suoceri;
fratelli e sorelle;
generi e nuore.
Non ci resta che analizzare le normative legate al programma di welfare aziendale.
Welfare aziendale: le normative per il 2022
I fringe benefit sono regolamentati fiscalmente dall’articolo n. 51 del Testo Unico Imposte sui Redditi (TUIR).
Il TUIR stabilisce la soglia massima esentasse per l’insieme dei benefit che un’azienda può mettere a disposizione del singolo dipendente. Negli scorsi anni la quota era di 258,23 €. Tale soglia, nel 2021 era stata innalzata a 516,46 €, per far fronte alla crisi pandemica.
Tuttavia, quest’anno, è prevista un’ulteriore agevolazione per contrastare il caro vita. Con il Decreto Legge n. 115, meglio conosciuto come Decreto Aiuti Bis, entrato in vigore il 10 agosto 2022, la soglia non imponibile è stata aumentata a 600 €.
Ciò significa che i lavoratori dipendenti possono usufruire fino a 600 euro di beni, senza il peso di alcuna tassazione ai fini IRPEF. Per i datori, invece, gli importi elargiti sono deducibili dal reddito d’impresa.
Insomma, i fringe benefit sono un vantaggio per tutta la comunità aziendale! Vuoi elargire in modo semplice e sicuro benefit ai tuoi dipendenti? Scopri la WelfareCard di Fluida Europe.
Fluida: lo strumento vincente per il benessere aziendale
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I dipendenti potranno:
attivare in piena sicurezza il credito seguendo il codice e le istruzioni della carta.
spendere liberamente il proprio importo in oltre 100 negozi, dai principali supermercati ai negozi online e marketplace come Amazon, senza obbligo di esaurire la quota presso un unico esercente.
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8 mag 2023
Lo stress e il burnout sono problematiche comuni nel mondo del lavoro. È necessario gestirli al meglio per la salute, e l’efficienza dell’azienda.
In questo articolo verrà chiarito cosa si intende per stress da lavoro, e quali suggerimenti mettere in pratica per diminuirlo o evitarlo.
Cos’è e quali sono i sintomi dello stress da lavoro?
Il lavoro è un diritto ed un’attività fondamentale nella vita di ogni individuo, ma con i tempi che cambiano, con l’incessante richiesta di velocità, efficienza e competizione, può creare molto stress.
Lo stress causato dal lavoro è una vera e propria sindrome riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) , che l’ha inserita nell’ICD, la classificazione internazionale delle malattie e delle patologie legate alla salute.
In inglese è chiamato “burnout”, che letteralmente significa “bruciato”, “esaurito”, proprio ad indicare uno stato di malessere, e una serie di sintomi negativi, sia da un punto di vista fisico che psichico.
Capire se una persona è stressata, non è difficile. I principali campanelli d’allarme sono:
dolore alla testa o allo stomaco, ed insonnia;
riduzione delle energie, e difficoltà a portare a termine i compiti;
ansia, irritabilità, nervosismo, cinismo, frustrazione, bassa autostima e rabbia;
mancanza di iniziativa, attenzione e creatività.
Un errore che si compie spesso è quello di pensare a questi sintomi come elementi che avvalorano l’impegno profuso nello svolgimento della propria mansione. Un interessante studio condotto dall’azienda americana Harris Interactive, conferma, infatti, che l’80% dei lavoratori intervistati riscontra stress sul lavoro, e solo la metà di essi confessa di aver bisogno di un aiuto per gestirlo.
Ciò significa che il problema viene molto spesso sottovalutato, negato o addirittura ignorato, per non compromettere la propria posizione lavorativa. Ma in realtà, lo stress da lavoro ha delle conseguenze sfavorevoli sia per la salute che per la produttività.
Il burnout conduce infatti ad assenteismo, superficialità, inattività e scarse prestazioni, che possono influire in modo drastico sui profitti dell’azienda. C’è dunque bisogno di prestare maggiore attenzione alla soddisfazione dei lavoratori, e alla consapevolezza della problematica, per cercare di diminuirla o addirittura evitarla del tutto.
Stress da lavoro: cosa fare per gestirlo
Per gestire lo stress da lavoro, con l’obiettivo di diminuire o annullare la sindrome da bornout, il primo consiglio è quello di rivolgersi al proprio medico di base. Il medico infatti può aiutare e supportare ogni singolo caso di stress, attraverso un approccio terapeutico mirato e personalizzato.
Vi sono poi una serie di accorgimenti da poter seguire, sia nella propria vita privata, che in quella professionale.
Per quanto riguarda la sfera privata, si possono riscontrare benefici da queste attenzioni:
Avere un’alimentazione sana e fare attività fisica, per essere energici e positivi.
Dedicare tempo ai propri interessi personali come un hobby, una passione, o una passeggiata all’aria aperta, per staccare la mente dal lavoro.
Rilassarsi qualche minuto durante la giornata, ascoltando musica, o lasciandosi trasportare da un aroma calmante e terapeutico, per distendere la tensione.
In ambito lavorativo, invece, i suggerimenti da mettere in pratica per il proprio approccio professionale sono:
1. Superare l’ergofobia
L’ergofobia nasce da una preoccupazione eccessiva per i compiti da svolgere al lavoro, e dall’ansia di non riuscire a realizzarli. È necessario ricordare che il perfezionismo, e la paura del fallimento possono danneggiare le nostre prestazioni. Accettare gli errori e imparare da essi è il primo passo verso il proprio miglioramento.
2. Aumentare la comunicazione
Un’azienda che promuove il senso di appartenenza ad una comunità lavorativa, dove vi è la possibilità di comunicare in modo libero ed efficiente, è sicuramente il luogo ideale per vivere un’esperienza di lavoro senza stress.
3. Potenziare l’organizzazione
Stilare una “to do list” con le attività da svolgere, aiuta la gestione dello stress. Uno schema chiaro dei compiti, divisi per ordine di importanza e scadenza, segnalando eventuali problematiche e possibili soluzioni, consente di non essere sopraffatti dalle incombenze, e di portare tutto a termine efficacemente.
In ambito risorse umane, per l’organizzazione del lavoro, arriva in supporto la tecnologia.
L’aiuto di Fluida Europe
Vuoi migliorare in maniera efficace la gestione del personale e della burocrazia aziendale? Fluida è l’app che fa per te.
Fluida è una piattaforma HR mobile creata per semplificare la relazione tra lavoratore ed azienda.
Le sue funzionalità sono pensate per organizzare in maniera vincente:
la rilevazione delle presenze, con timbratura digitale, semplice e sicura.
i turni di lavoro, per una pianificazione chiara e sempre consultabile.
la documentazione del personale, archiviando i documenti e suddividendoli in cartelle per ciascun dipendente.
la rendicontazione delle attività, monitorando tempi e profitti delle commesse.
la comunicazione aziendale, per permettere a tutti di essere sempre aggiornati.
Con queste ed altre funzioni, si può dire addio allo stress causato dalla disorganizzazione e dalla confusione, da pile di fogli e pratiche sulla scrivania, email, chat di gruppo o telefonate. Con Fluida potrai avere tutto a portata di clic.
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29 mar 2023
Costi aziendali: come controllarli per far crescere una PMI
I costi aziendali non sono solo “uscite”: sono scelte. Ogni euro speso racconta una priorità (persone, produzione, vendite, organizzazione) e, nel tempo, determina quanto un’azienda riesce a restare competitiva.
In questa guida vediamo: cosa sono i costi aziendali (e perché il controllo è una leva strategica), le principali tipologie, la differenza che conta davvero per una PMI (costo vs investimento). Infine, scopriremo come ridurre sprechi e costi operativi senza tagliare valore, anche grazie alla digitalizzazione dei processi HR.
Perché il controllo dei costi è una decisione strategica (non solo contabile)
Tra le principali strategie per la redditività di un’impresa e lo sviluppo del suo business, vi è la gestione e il controllo dei costi aziendali. In una PMI il controllo dei costi serve a decidere dove mettere energia, persone e budget per crescere con equilibrio.
Ogni realtà lavorativa, infatti, conosce entrate ed uscite, e per costi aziendali si intende proprio l’insieme di spese derivanti dallo svolgimento delle attività, dalla produzione del bene o del servizio offerto.
In questo senso, il costo può essere visto in un’ottica negativa, come elemento che provoca la diminuzione del profitto dell’azienda. Tuttavia, questa visione può essere controproducente: spesso i costi sono necessari proprio a migliorare la qualità della produttività aziendale, garantendo all’impresa maggiore successo.
Tenere sotto controllo i costi non significa “tagliare tutto”, ma prendere decisioni più consapevoli: capire cosa pesa davvero, cosa genera valore e dove si può intervenire senza compromettere il lavoro.
Tale consapevolezza emerge anche quando si conosce la struttura dei costi aziendali e si mettono in atto strategie per gestirli al meglio. L’obiettivo non è ridurre tutto: è migliorare il rapporto tra risorse impiegate e valore prodotto. Partiamo quindi con l’analisi e la definizione delle tipologie di costo.
Le principali tipologie di costi aziendali (e perché non sono mai fissi per davvero)
I costi aziendali non possono mai essere classificati in modo univoco ed universale per ogni azienda. Ogni modello di business ha le sue attività e le sue spese.
Generalmente però possiamo dividere i costi in due gruppi, secondo una classificazione di tipo finanziario e una di tipo produttivo.
Dal punto di vista finanziario i costi si dividono in due tipologie:
Costi fissi: si tratta di costi che non variano al variare del volume di produzione o del numero dei clienti. Sono costi che rimangono costanti nel tempo e non possono essere modificati nel breve periodo.
Esempi di costi fissi sono: affitto dell’ufficio, tasse e bollette, gestione, amministrazione o marketing.Costi variabili: si tratta di costi che mutano in funzione della produzione e della vendita. Sono costi che possono essere modificati nel breve periodo, con lo scopo di aumentare oppure ridurre la quantità della produzione.
Esempi di costi variabili riguardano: materie prime (il cui valore fluttua in base ai volumi di produzione e a fattori esterni), costi del personale legati a esigenze specifiche (erogazione di bonus, promozioni e nuove assunzioni), costi di distribuzione.
Tale distinzione non è mai statica. Nella realtà i costi fissi possono diventare variabili se cambia l’organizzazione (es. spazi , turnazione, lavoro ibrido) e i costi variabili possono diventare fissi se non monitorati.. È uno dei motivi per cui il controllo dei costi va fatto con continuità, non una volta sola.
Costi diretti e indiretti: quelli che vedi e quelli che ti sfuggono
Dal punto di vista produttivo, invece, i costi si dividono in due tipologie.
Costi diretti: riguardano i costi necessari alla produzione di beni o servizi. Sono costi che attengono direttamente al prodotto. Ad esempio, il costo delle risorse se impegnate nella produzione, il costo dei materiali, il costo per la formazione del personale e l’acquisizione di competenze volte a migliorare l’efficienza.
Costi indiretti: riguardano i costi che non hanno un legame immediato con la produzione, ma hanno un riferimento più generico. Sono tutte le spese sostenute per aumentare il numero di progetti e la redditività, come le spese di gestione, vendita e commercio dei prodotti.
Nelle PMI i costi indiretti sono spesso quelli più difficili da vedere “a colpo d’occhio”, ma possono incidere molto sul risultato finale se non vengono monitorati. Esempio tipico: la gestione manuale di presenze, turni di lavoro, giustificativi, documenti, note spese. Non la vedi come costo perché è “lavoro interno”, ma assorbe ore, aumenta errori e crea colli di bottiglia.
Infine, per comprendere al meglio cosa sono i costi aziendali, bisogna differenziarli dagli investimenti.
Costo o investimento? La domanda che cambia le scelte di una PMI
Costi e investimenti aziendali possono essere percepiti come sinonimi, ma non è proprio così. La distinzione più utile per decidere non è solo contabile: è manageriale.
Un costo è qualsiasi bene, servizio o persona che ha un’utilità finita nel tempo.
Un investimento è qualsiasi bene, servizio o persona che ha un’utilità ripetuta nel tempo: riduce attriti, abilita scalabilità, migliora monitoraggio e qualità.
Per una PMI, strumenti e processi che riducono errori ricorrenti, velocizzano approvazioni, rendono i dati disponibili e confrontabili e abbassano il tempo speso in attività ripetitive, tendono ad assomigliare più a investimenti che a costi, perché liberano capacità operativa (e quindi margine).
Un esempio di investimento è adottare un software HR come Fluida, che ti permette di gestire tutte le pratiche burocratiche aziendali in modo semplice e digitale, risparmiando tempo e denaro legato ai costi aziendali. Scopriamo come.
I costi nascosti che frenano la crescita di una PMI
Oltre ai costi “visibili”, in azienda esistono spesso costi nascosti che pesano senza essere immediatamente tracciati. Sono legati, ad esempio, a errori manuali, attività ripetitive, gestione frammentata delle informazioni e tempo perso in passaggi burocratici.
In pratica, quando processi e dati non sono centralizzati, si rischia di spendere più risorse di quanto si pensi: ore di lavoro dedicate a controlli, correzioni, ricerca di documenti o ricostruzione di informazioni. Ridurre questi sprechi è spesso più sostenibile che tagliare costi “utili” alla produttività.
Come ridurre i costi operativi senza tagliare valore grazie a Fluida
Per ridurre i costi senza indebolire l’azienda, il focus non è “tagliare”: è togliere attrito. La digitalizzazione funziona quando:
centralizza informazioni e flussi,
riduce passaggi manuali,
rende i dati disponibili in tempo reale,
crea tracciabilità.
In quest’ottica, una piattaforma HR mobile-first come Fluida è la soluzione fa per te, perché può intervenire su diverse aree.Le molteplici funzionalità di Fluida sono pensate per impiegare meno tempo e risorse.
Gestione presenze e Pianificazione turni ti consentono di abbattere difficoltà legate all’organizzazione dell’operatività e ridurre i costi legati a un team che si occupa solo di tale mansione. Fluida ti offre un calendario digitale dove poter visualizzare con un solo clic chi è operativo, e dove ogni dipendente può esprimere esigenze, richieste e preferenze.
Timbratura smart è un sistema di rilevazione presenze innovativo, facile e veloce da usare. Aiuta la tua azienda a risparmiare tempo e costi dovuti alla manutenzione di altri dispositivi di timbratura soggetti a pericoli e malfunzionamenti.
Documenti ti permette di evitare denaro legato alla carta stampata e agli spazi di archiviazione, conservando tutti i documenti direttamente sul dispositivo elettronico, con massima sicurezza e rispetto della privacy.
Rendicontazione delle attività ti permette di monitorare il tempo dedicato alle commesse e anche il loro profitto, dandoti così la possibilità di invertire la rotta verso l’efficienza.
Ma non è tutto: altre funzionalità aiuteranno la tua azienda a funzionare al meglio!
Gestione costi aziendali: domande frequenti
Quali sono i principali costi aziendali da monitorare in una PMI?
Dipende dal settore, ma in genere conviene monitorare sia costi fissi (affitto, bollette, tasse, gestione) sia costi variabili (personale, materie prime, distribuzione). A questi si aggiungono i costi indiretti, spesso meno visibili, come quelli legati a gestione, vendita e organizzazione interna.
Qual è la differenza tra costi fissi e costi variabili?
I costi fissi non variano al variare del volume di produzione o del numero dei clienti e tendono a rimanere costanti nel tempo. I costi variabili cambiano in funzione della produzione e della vendita e possono essere modificati nel breve periodo.
Perché il controllo dei costi è importante per la crescita aziendale?
Perché aiuta a capire dove l’azienda spende risorse e come queste spese impattano sul profitto, migliorando quindi la qualità delle decisioni.Inoltre permette di allocare meglio budget e tempo su attività che migliorano produttività e qualità del servizio.
Come individuare i costi nascosti in azienda?
Un modo efficace è osservare dove si perde tempo: attività manuali ripetitive, correzioni di errori, ricerca di documenti, passaggi non standardizzati. Spesso sono costi “invisibili” perché non compaiono come voce di bilancio, ma consumano ore e attenzione.
Digitalizzare i processi aiuta davvero a ridurre i costi aziendali?
Sì, perché riduce errori manuali, duplicazioni e tempi morti legati a burocrazia e gestione frammentata. Strumenti digitali possono migliorare organizzazione, tracciabilità e coordinamento, con un impatto positivo sull’efficienza operativa.
Un software HR è un costo o un investimento?
Dipende dall’utilità nel tempo: un costo ha un’utilità finita, un investimento ha un utilità ripetuta. Un software HR come Fluida aiuta a risparmiare tempo e risorse nel lungo periodo, semplificando processi e riducendo sprechi.
13 feb 2026
L'Employer Branding è diventato negli ultimi anni un aspetto sempre più rilevante per le aziende di qualunque settore e dimensione. Grazie alla crescente richiesta di talenti qualificati è iniziata la corsa delle aziende per distinguersi come datori di lavoro “attrattivi” per riuscire ad attirare e trattenere i migliori candidati.
Ma come fare per creare una reputazione aziendale chiara e distintiva? Scopriamolo insieme.
Perché investire nell’Employer Branding?
È ormai un dato di fatto, il modo in cui le aziende vengono percepite come datori di lavoro ha un impatto significativo sulla capacità di attirare e trattenere talenti. Parlando in termini di percentuali, da un sondaggio condotto da LinkedIn già nel 2019, si è riscontrato che ben il 75% dei professionisti intervistati riteneva l'immagine dell'azienda fondamentale nella scelta delle opportunità lavorative a cui candidarsi.
Un rapporto del 2021 di Glassdoor ha invece rivelato che il 77% dei dipendenti intervistati sarebbe disposto ad accettare un lavoro anche con un salario più basso se l'azienda gode di una reputazione positiva come datore di lavoro. Un dato molto importante che definisce chiaramente quali siano le priorità del dipendente sul posto di lavoro. Non a caso la reputazione dell'azienda come datore di lavoro può influenzare positivamente anche la fedeltà dei dipendenti.
Investire nella creazione di un'immagine di marca forte come datore di lavoro può offrire numerosi vantaggi alle aziende, tra cui:
Aumento dell’interesse da parte dei nuovi talenti:
creando una reputazione aziendale positiva come datore di lavoro, le aziende possono diventare un faro nel mondo delle risorse umane e di conseguenza attrarre i migliori talenti del mercato.
Ottenere la fiducia e la fedeltà dei dipendenti:
le aziende non hanno solo la necessità di attrarre nuovi talenti. Diventa fondamentale dopo l’assunzione creare i presupposti affinché i dipendenti si sentano pienamente appagati sul posto di lavoro. Un'immagine positiva come datore di lavoro può aumentare la soddisfazione dei dipendenti, la motivazione e la fedeltà all'azienda.
Riduzione costi di reclutamento:
è di facile deduzione che le aziende con una buona reputazione come datore di lavoro riscontrino una sensibile riduzione dei costi di reclutamento, poiché hanno maggiori probabilità di ricevere candidature di alta qualità e di trattenere i dipendenti.
Maggiore produttività dei dipendenti:
la soddisfazione dei dipendenti, come abbiamo già detto, è di fondamentale importanza per ogni azienda. Lavorare per costruire una buona immagine anche verso l’interno, aiuta non solo a rendere più appagante l’esperienza lavorativa del dipendente, ma anche a ridurre il ricambio e aumentare la produttività. Sembra superfluo dirlo, ma un dipendente felice lavora con più efficienza.
Come migliorare la reputazione dell’azienda
L’Employer Branding consiste nell’identificare alcuni fattori che definiscono l’azienda e ne determinano la personalità, un po’ come per le persone. Per creare un'immagine positiva come datore di lavoro è quindi importante definire la propria identità e riuscire a comunicarla in modo chiaro, coinvolgendo in primis i dipendenti. Ad esempio, oltre ad offrire un'esperienza positiva al candidato, è importante investire nella formazione e sviluppo dei dipendenti.
I punti fondamentali per creare un Employer Branding efficace sono:
Definire una chiara identità aziendale
Per poter creare una forte reputazione come datore di lavoro, le aziende devono necessariamente avere una chiara identità aziendale. Questo significa avere dei valori ben definiti come vision, mission e le norme sui comportamenti.
Comunicare la cultura aziendale
L'identità aziendale deve essere comunicata correttamente al mondo esterno, attraverso una strategia mirata e distintiva, in modo da attrarre potenziali candidati. Questo è un passaggio fondamentale poiché la reputazione creata dall’azienda è il miglior biglietto da visita per i nuovi talenti, quindi deve essere comunicata efficacemente attraverso siti web aziendali, social media, pubblicità e altre forme di marketing.
Offrire un'esperienza positiva
Le aziende devono prendersi cura dei candidati durante tutto il processo di selezione. Cercando sempre di essere trasparenti sui tempi di risposta, dare riscontri dettagliati e fornire un'esperienza generale positiva.
Investire nella formazione e nello sviluppo dei dipendenti
La formazione garantisce ai dipendenti un’opportunità di crescita professionale e di successo a lungo termine. Le aziende che investono nella formazione dimostrano di prendersi cura dei loro dipendenti, creando una cultura aziendale positiva e migliorando la reputazione.
Da questi quattro punti possiamo quindi trarre alcune informazioni importanti, ad esempio che i dipendenti sono spesso i migliori ambasciatori dell'immagine dell'azienda. Coinvolgerli nella creazione di un'immagine positiva come datore di lavoro è quindi una scelta importante per determinare una reputazione solida. I dipendenti possono partecipare a eventi di recruiting, come fiere del lavoro e conferenze di settore. In pratica, rendendoli partecipi della vita dell’azienda, possono diventare i migliori veicoli per diffondere la cultura aziendale.
Employer Branding e l’esperienza dei candidati in fase di recruiting
Il fattore fondamentale dell’Employer Branding è sicuramente l'esperienza del candidato durante il processo di reclutamento. Offrire un'esperienza positiva, trasparente e professionale ai talenti che si vorrebbe reclutare, può aiutare a creare un'immagine di marca positiva come datore di lavoro.
La prima impressione conta molto, quindi è importante che il processo di recruiting sia trasparente e ben organizzato. I candidati dovrebbero avere sempre un'idea chiara di ciò che ci si aspetta da loro e di come verrà gestito tutto il processo di selezione. L'azienda dovrebbe fornire informazioni complete e accurate sui requisiti del lavoro e sui benefit offerti.
Durante il processo di recruiting deve essere messa in risalto la cultura aziendale e dare largo spazio alle concrete opportunità di sviluppo professionale. Ciò può essere fatto attraverso la comunicazione con i candidati, non solo durante il processo di selezione, ma anche invitandoli a partecipare ad eventi aziendali in cui alcuni dipendenti potrebbero presentare le loro storie di successo.
Parlando in termini più generali invece l’azienda dovrebbe offrire un'esperienza di selezione positiva e accogliente. Il compito delle risorse umane sarà quindi quello di adoperarsi per fare in modo che i candidati vengano accolti in modo professionale e allo stesso tempo amichevole, e soprattutto senza discriminazioni.
Il riscontro è un altro aspetto fondamentale dell'esperienza di recruiting. Ogni azienda dovrebbe sempre fornire una risposta completa e accurata ai candidati, anche a quelli che non vengono selezionati per la mansione. Questa accortezza dimostra rispetto e considerazione per il tempo e l'impegno che i candidati hanno dedicato al processo di recruiting.
In sintesi, l'esperienza che un candidato vive durante il processo di recruiting può influire sulla reputazione dell'azienda. Un processo di recruiting ben strutturato, positivo e accogliente può migliorare l'Employer Branding e attrarre i migliori talenti del settore.
La formazione dei dipendenti aiuta a migliorare la reputazione dell’azienda
La migliore attrattiva per un talento che deve scegliere l’azienda in cui lavorare è la promessa che una volta assunto avrà l’opportunità di crescere e formarsi, acquisendo nuove competenze e di conseguenza crescere professionalmente.
Per l’azienda investire nella formazione e nello sviluppo dei dipendenti ha un duplice risultato, ovvero migliorare la reputazione dell'azienda come datore di lavoro e, fattore fondamentale, aumentare la soddisfazione e la motivazione dei dipendenti.
Attuare programmi specifici di sviluppo e formazione per tutti i dipendenti, è diventata ormai una politica consolidata alla quale le aziende non possono più sottrarsi. Non solo perché il costante aggiornamento aumenta l’efficienza, ma anche perché in un momento in cui l’offerta è alta e le opportunità del mercato sono molteplici, le aziende che offrono più opportunità di crescita professionale saranno avvantaggiate nella ricerca del personale.
Non solo formazione, ma anche condivisione
La formazione ha sicuramente una rilevanza fondamentale nell’Employer Branding, ma per far sentire il dipendente veramente partecipe della vita aziendale, è importante condividere i risultati con i dipendenti, e con potenziali candidati.
Ciò significa fornire informazioni trasparenti su risultati finanziari, crescita aziendale, premi e riconoscimenti. Mostrare i successi ottenuti è il modo migliore per trasmettere un senso di orgoglio e appartenenza ai dipendenti.
Employer Branding, attenzione alle recensioni online
Uno dei problemi da affrontare per le aziende è quello della reputazione online. Sono ormai molteplici i canali dove è possibile lasciare una recensione dell’azienda, fra i più famosi troviamo Trustpilot, Capterra e Google My Business.
La reputazione online può influenzare significativamente la percezione dell'azienda come datore di lavoro, per questo è importante monitorare costantemente ogni recensione e rispondere prontamente, ringraziando per quelle positive e offrire sostegno e ascolto a chi invece lascia un commento negativo.
Come avrai potuto notare, i vantaggi dell’Employer Branding sono molti, e tutti in qualche modo conducono a creare un ambiente di lavoro positivo e inclusivo. Le aziende che si concentrano sull'Employer Branding tendono a mettere in primo piano i valori e la cultura aziendale, il che può aiutare a creare un ambiente di lavoro più armonioso e collaborativo, che promuove la diversità e l'inclusione sul luogo di lavoro, un aspetto sempre più importante per le aziende di oggi.
Infine, vale la pena sottolineare che l'Employer Branding non è una necessità solo per le grandi aziende, anche le piccole e medie imprese possono trarne vantaggio. Pur non avendo le risorse finanziarie e umane delle grandi aziende, le PMI possono comunque lavorare per creare un'immagine distintiva come datore di lavoro concentrandosi sui valori e la cultura aziendale, coinvolgendo i dipendenti e fornendo un'esperienza positiva.
6 set 2023
Il bonus benzina è un benefit aziendale per i dipendenti del settore privato. In questo periodo risulta particolarmente necessario. Come funziona?
In questo articolo risponderemo alle principali domande riguardanti il bonus carburante 2022, analizzando di cosa si tratta, chi ne ha diritto, come richiederlo e quali sono i suoi vantaggi.
Cos’è e a chi spetta il bonus benzina?
Il bonus benzina, anche detto bonus carburante, è un benefit aziendale inserito tra le misure fiscali del Decreto Legge 21/2022, volto a contrastare gli effetti economici ed umanitari della crisi ucraina, tra cui un notevole rincaro del costo del carburante.
Il contributo può essere elargito sottoforma di buono, oppure può rientrare tra i fringe benefit del welfare aziendale, vale a dire, tra i sussidi previsti dall’azienda per garantire il benessere dell’impresa e la sua comunità.
Rientrando tra i fringe benefit, bisogna ricordare che l’importo si aggiunge alla soglia massima esentasse, erogabile come incentivo per i dipendenti, che quest’anno ammonta a 600 € fronte ai 258,23 € degli scorsi anni.
I destinatari del bonus carburante sono:
impiegati di aziende private,
impiegati di studi professionali,
impiegati del terzo settore che svolgono attività non commerciali, come organizzazioni culturali, sociali, o di volontariato.
Non rientrano tra i beneficiari, invece, gli impiegati del settore pubblico, tirocinanti, collaboratori, lavoratori autonomi/occasionali.
Vediamo ora come richiedere questo benefit aziendale.
Come ottenere il bonus benzina?
Il bonus benzina non è erogato dallo Stato, bensì dalle aziende che decidono di aderire, in maniera volontaria, al provvedimento. Ottenerlo dipende esclusivamente dalla scelta dell’azienda.
I dipendenti, quindi, non devono presentare alcuna domanda all'INPS, o ad istituzioni simili. Saranno i datori di lavoro a comunicare la possibilità di ricevere il bonus, il quale potrà essere rilasciato fino al 12 gennaio 2023, e usufruito entro la data di scadenza.
I datori possono inoltre scegliere:
l’ammontare del contributo. La quota massima è di 200 €, ma il sussidio può essere anche inferiore. Questa scelta dipende dalle esigenze aziendali e da quelle del dipendente, in base anche ai km che deve percorrere per raggiungere la sede di lavoro.
I beneficiari del contributo. Il datore può stabilire di erogare il bonus solo ad una parte dei propri dipendenti, tenendo conto le effettive necessità. Ad esempio, coloro che lavorano in modalità smartworking potrebbero essere esclusi dalla scelta.
Altri aspetti da prendere in esame in fase di valutazione, sono i vantaggi di tale benefit e/o ulteriori considerazioni. Analizziamoli insieme!
Bonus benzina: vantaggi e considerazioni
Il bonus carburante costituisce un grande vantaggio sia per i datori che per i dipendenti.
Per quanto riguarda i datori, il bonus è accorpato ai costi aziendali, e rientra tra gli oneri deducibili dal reddito d’impresa. Il sussidio è in grado di aumentare il benessere della propria comunità lavorativa, e in questo modo è sostenuta indirettamente l’intera produttività.
Per ciò che concerne i dipendenti, per richiedere il bonus non ci sono requisiti ISEE, non si devono compilare copiosi moduli di richiesta, e soprattutto questo non influisce sulla formazione del reddito personale.
Per una valutazione complessiva del bonus, vi sono poi alcune considerazioni da dover fare:
È indispensabile incentivare la sostenibilità ambientale
In concomitanza, o in alternativa al bonus, è necessario sensibilizzare i dipendenti ad un uso consapevole e moderato dei mezzi di trasporto inquinanti, come l’automobile.
È possibile introdurre modalità di lavoro ibrido
La modalità ibrida con alcuni giorni di lavoro in sede, ed altri da remoto, può costituire una riduzione generale dei costi, non solo quelli relativi al carburante.
Insomma, è chiaro che il bonus benzina è uno strumento prezioso. Stai pensando di aderire al provvedimento e inserirlo nei fringe benefit della tua azienda? Ti presentiamo la WelfareCard di Fluida Europe.
L’aiuto di Fluida Europe
Vuoi elargire in modo semplice e veloce benefit aziendali al tuo personale? Fluida è la soluzione che fa per te. Tra i molteplici servizi della piattaforma, ritroverai la Fluida WelfareCard.
Si tratta di una carta che ti permette di inserire l’importo esatto che vuoi offrire ai dipendenti come premio welfare, senza tasse o costi aggiuntivi, fino al massimo di 600 €.
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8 mag 2023
Il welfare aziendale è un insieme di benefit che permettono di aumentare il benessere, e supportare l’economia dei propri dipendenti. Come funziona?
In questo articolo sarà chiarito cosa si intende per welfare aziendale, individuando i suoi beneficiari e le principali novità per l’anno fiscale 2022.
Cos’è il welfare aziendale e che vantaggi ha?
Con welfare aziendale, o benessere aziendale, si intende l’insieme di beni, servizi, o altre iniziative, che l’azienda concede singolarmente ai propri dipendenti.
In gergo tale insieme è chiamato fringe benefit, e il suo scopo è quello di migliorare l’esperienza lavorativa e la qualità della vita degli impiegati.
Tra i benefit materiali più comuni rientrano:
ticket per la spesa o lo shopping;
accesso alla mensa aziendale;
assicurazione medico-sanitaria;
assistenza ai familiari;
abbonamento per il trasporto pubblico
buoni per sport, benessere, viaggi, cultura e tempo libero;
supporti fiscali per i mutui.
bonus benzina (una novità 2022 per supportare il recente rincaro del costo carburante)
Ogni impresa deve pensare di sviluppare un buon progetto di welfare nella propria strategia. Si tratta, infatti, di uno strumento prezioso sia per l’azienda che per i dipendenti.
- Dal punto di vista aziendale, infatti, le misure welfare aiutano a:
1. Trattenere liquidità, contenendo il costo del lavoro dei singoli dipendenti ed il loro reddito;
2. Migliorare la motivazione e la soddisfazione del personale, rafforzando la relazione con l’azienda;
3. Accrescere la produttività ed attirare nuovi talenti.
4. Elargire riconoscimenti che saranno deducibili dal reddito d’impresa.
-Dal punto di vista degli impiegati, le iniziative di benessere permettono di:
1. Avere numerosi benefici fiscali;
2. Aumentare il proprio potere d’acquisto e in generale la qualità della vita privata.
Alla luce del periodo di crisi determinato dallo scenario politico-economico-sanitario, i fringe benefit suscitano la curiosità e il desiderio di tutti i lavoratori. Ma chi ne ha diritto?
Welfare aziendale: a chi spetta
Le iniziative di un programma welfare creato da un’azienda, spettano ai lavoratori dipendenti facenti parte dell’organico.
I beneficiari sono individuati in base alle generalità o alle categorie a cui appartengono, tenendo in considerazione l’inquadramento, il livello contrattuale, la sede di lavoro, il loro reddito, se sono dipendenti con figli o meno.
Alcuni benefit possono essere fruiti dagli stessi dipendenti, altri invece dai loro familiari, tra cui:
coniuge;
figli sia legittimi che illegittimi, naturali ed adottivi;
suoceri;
fratelli e sorelle;
generi e nuore.
Non ci resta che analizzare le normative legate al programma di welfare aziendale.
Welfare aziendale: le normative per il 2022
I fringe benefit sono regolamentati fiscalmente dall’articolo n. 51 del Testo Unico Imposte sui Redditi (TUIR).
Il TUIR stabilisce la soglia massima esentasse per l’insieme dei benefit che un’azienda può mettere a disposizione del singolo dipendente. Negli scorsi anni la quota era di 258,23 €. Tale soglia, nel 2021 era stata innalzata a 516,46 €, per far fronte alla crisi pandemica.
Tuttavia, quest’anno, è prevista un’ulteriore agevolazione per contrastare il caro vita. Con il Decreto Legge n. 115, meglio conosciuto come Decreto Aiuti Bis, entrato in vigore il 10 agosto 2022, la soglia non imponibile è stata aumentata a 600 €.
Ciò significa che i lavoratori dipendenti possono usufruire fino a 600 euro di beni, senza il peso di alcuna tassazione ai fini IRPEF. Per i datori, invece, gli importi elargiti sono deducibili dal reddito d’impresa.
Insomma, i fringe benefit sono un vantaggio per tutta la comunità aziendale! Vuoi elargire in modo semplice e sicuro benefit ai tuoi dipendenti? Scopri la WelfareCard di Fluida Europe.
Fluida: lo strumento vincente per il benessere aziendale
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attivare in piena sicurezza il credito seguendo il codice e le istruzioni della carta.
spendere liberamente il proprio importo in oltre 100 negozi, dai principali supermercati ai negozi online e marketplace come Amazon, senza obbligo di esaurire la quota presso un unico esercente.
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8 mag 2023
Lo stress e il burnout sono problematiche comuni nel mondo del lavoro. È necessario gestirli al meglio per la salute, e l’efficienza dell’azienda.
In questo articolo verrà chiarito cosa si intende per stress da lavoro, e quali suggerimenti mettere in pratica per diminuirlo o evitarlo.
Cos’è e quali sono i sintomi dello stress da lavoro?
Il lavoro è un diritto ed un’attività fondamentale nella vita di ogni individuo, ma con i tempi che cambiano, con l’incessante richiesta di velocità, efficienza e competizione, può creare molto stress.
Lo stress causato dal lavoro è una vera e propria sindrome riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) , che l’ha inserita nell’ICD, la classificazione internazionale delle malattie e delle patologie legate alla salute.
In inglese è chiamato “burnout”, che letteralmente significa “bruciato”, “esaurito”, proprio ad indicare uno stato di malessere, e una serie di sintomi negativi, sia da un punto di vista fisico che psichico.
Capire se una persona è stressata, non è difficile. I principali campanelli d’allarme sono:
dolore alla testa o allo stomaco, ed insonnia;
riduzione delle energie, e difficoltà a portare a termine i compiti;
ansia, irritabilità, nervosismo, cinismo, frustrazione, bassa autostima e rabbia;
mancanza di iniziativa, attenzione e creatività.
Un errore che si compie spesso è quello di pensare a questi sintomi come elementi che avvalorano l’impegno profuso nello svolgimento della propria mansione. Un interessante studio condotto dall’azienda americana Harris Interactive, conferma, infatti, che l’80% dei lavoratori intervistati riscontra stress sul lavoro, e solo la metà di essi confessa di aver bisogno di un aiuto per gestirlo.
Ciò significa che il problema viene molto spesso sottovalutato, negato o addirittura ignorato, per non compromettere la propria posizione lavorativa. Ma in realtà, lo stress da lavoro ha delle conseguenze sfavorevoli sia per la salute che per la produttività.
Il burnout conduce infatti ad assenteismo, superficialità, inattività e scarse prestazioni, che possono influire in modo drastico sui profitti dell’azienda. C’è dunque bisogno di prestare maggiore attenzione alla soddisfazione dei lavoratori, e alla consapevolezza della problematica, per cercare di diminuirla o addirittura evitarla del tutto.
Stress da lavoro: cosa fare per gestirlo
Per gestire lo stress da lavoro, con l’obiettivo di diminuire o annullare la sindrome da bornout, il primo consiglio è quello di rivolgersi al proprio medico di base. Il medico infatti può aiutare e supportare ogni singolo caso di stress, attraverso un approccio terapeutico mirato e personalizzato.
Vi sono poi una serie di accorgimenti da poter seguire, sia nella propria vita privata, che in quella professionale.
Per quanto riguarda la sfera privata, si possono riscontrare benefici da queste attenzioni:
Avere un’alimentazione sana e fare attività fisica, per essere energici e positivi.
Dedicare tempo ai propri interessi personali come un hobby, una passione, o una passeggiata all’aria aperta, per staccare la mente dal lavoro.
Rilassarsi qualche minuto durante la giornata, ascoltando musica, o lasciandosi trasportare da un aroma calmante e terapeutico, per distendere la tensione.
In ambito lavorativo, invece, i suggerimenti da mettere in pratica per il proprio approccio professionale sono:
1. Superare l’ergofobia
L’ergofobia nasce da una preoccupazione eccessiva per i compiti da svolgere al lavoro, e dall’ansia di non riuscire a realizzarli. È necessario ricordare che il perfezionismo, e la paura del fallimento possono danneggiare le nostre prestazioni. Accettare gli errori e imparare da essi è il primo passo verso il proprio miglioramento.
2. Aumentare la comunicazione
Un’azienda che promuove il senso di appartenenza ad una comunità lavorativa, dove vi è la possibilità di comunicare in modo libero ed efficiente, è sicuramente il luogo ideale per vivere un’esperienza di lavoro senza stress.
3. Potenziare l’organizzazione
Stilare una “to do list” con le attività da svolgere, aiuta la gestione dello stress. Uno schema chiaro dei compiti, divisi per ordine di importanza e scadenza, segnalando eventuali problematiche e possibili soluzioni, consente di non essere sopraffatti dalle incombenze, e di portare tutto a termine efficacemente.
In ambito risorse umane, per l’organizzazione del lavoro, arriva in supporto la tecnologia.
L’aiuto di Fluida Europe
Vuoi migliorare in maniera efficace la gestione del personale e della burocrazia aziendale? Fluida è l’app che fa per te.
Fluida è una piattaforma HR mobile creata per semplificare la relazione tra lavoratore ed azienda.
Le sue funzionalità sono pensate per organizzare in maniera vincente:
la rilevazione delle presenze, con timbratura digitale, semplice e sicura.
i turni di lavoro, per una pianificazione chiara e sempre consultabile.
la documentazione del personale, archiviando i documenti e suddividendoli in cartelle per ciascun dipendente.
la rendicontazione delle attività, monitorando tempi e profitti delle commesse.
la comunicazione aziendale, per permettere a tutti di essere sempre aggiornati.
Con queste ed altre funzioni, si può dire addio allo stress causato dalla disorganizzazione e dalla confusione, da pile di fogli e pratiche sulla scrivania, email, chat di gruppo o telefonate. Con Fluida potrai avere tutto a portata di clic.
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29 mar 2023














